STEP #10 - NELLA LETTERATURA
LA MITRAGLIATRICE NELLA LETTERATURA
NIKOLAJEWKA : C'ERO ANCH'IO
Nikolajewka c'ero anch'io è una raccolta, curata da Giulio Bedeschi, di testimonianze di reduci del Corpo d'Armata Alpino impiegato nella campagna di Russia, e in particolare di coloro che parteciparono alla battaglia di Nikolaevka. La battaglia di Nikolaevka combattuta il 26 gennaio 1943, durante la seconda guerra mondiale, fu un feroce scontro tra le incalzanti truppe sovietiche e le forze residue dell'Asse in caotico ripiegamento nella parte meridionale del fronte orientale, e costituì la fase cruciale e risolutiva della ritirata, determinando l'annientamento delle truppe italiane, decimate da morti, feriti e prigionieri, con una minima parte in grado di uscire dalla sacca. Di seguito il racconto di uno degli alpini sopravvissuti alla battaglia : "Alpino Albino Porro, 114a Compagnia, Battaglione Tolmezzo, 8° Reggimento Alpini.
La sera del 21 gennaio 1943 la colonna di cui anch'io facevo parte sostava nel paese di Novo Georgiewka, io e altri pochi alpini occupammo un'isba all'imbocco del paese lato nord; verso le prime ore del mattino il paese venne attaccato da reparti russi, di soprassalto ci portammo fuori per accertarci di quanto succedeva; infatti a circa duecento metri notammo alcuni camion con soldati russi in parte a bordo degli automezzi, in parte a terra che avanzando lentamente e con prudenza alternavano raffiche su di noi; un alpino (conosciuto in quel episodio e non più rivisto, ma che spero fortemente si trovi anche lui vivente) ancora in possesso di un fucile mitragliatore mi grida "Le munizioni! prendi le munizioni!"; saltai nell'isba e mi impossessai di una cassa fortunatamente piena di caricatori, ma poiché si doveva sparare su un costone sopraelevato che circondava il paese, e cioè verso l'alto il bipede non serviva pur abbassandosi verso terra; a questo punto lo gridai al mio compagno "Appoggia l'arma su una mia spalla e spara!".Infatti fu così, avvolsi la canna con una coperta per poterla tenere ferma e abbassai la testa verso terra... Resistemmo in quella condizione credo una mezz'ora circa, nel frattempo un'altra mitragliatrice cantava all'interno di un'isba; erano anche loro alpini che sparavano nella nostra direzione.La colonna si era messa in marcia, finite le munizioni ci guardammo in faccia e con un veloce sguardo attorno alle isbe, si capì che eravamo rimasti soli, non potrò mai dimenticare la corsa tra un'isba e l'altra per raggiungere la colonna ormai lontana. Cammin facendo in coda alla colonna sfinito dalla fatica, ma con grande contentezza in cuore pensavo, che col nostro sacrificio anche a rischio della propria vita, avevamo dato la possibilità a tanti nostri compagni feriti e congelati di sopravvivere per quella giornata."
La sera del 21 gennaio 1943 la colonna di cui anch'io facevo parte sostava nel paese di Novo Georgiewka, io e altri pochi alpini occupammo un'isba all'imbocco del paese lato nord; verso le prime ore del mattino il paese venne attaccato da reparti russi, di soprassalto ci portammo fuori per accertarci di quanto succedeva; infatti a circa duecento metri notammo alcuni camion con soldati russi in parte a bordo degli automezzi, in parte a terra che avanzando lentamente e con prudenza alternavano raffiche su di noi; un alpino (conosciuto in quel episodio e non più rivisto, ma che spero fortemente si trovi anche lui vivente) ancora in possesso di un fucile mitragliatore mi grida "Le munizioni! prendi le munizioni!"; saltai nell'isba e mi impossessai di una cassa fortunatamente piena di caricatori, ma poiché si doveva sparare su un costone sopraelevato che circondava il paese, e cioè verso l'alto il bipede non serviva pur abbassandosi verso terra; a questo punto lo gridai al mio compagno "Appoggia l'arma su una mia spalla e spara!".Infatti fu così, avvolsi la canna con una coperta per poterla tenere ferma e abbassai la testa verso terra... Resistemmo in quella condizione credo una mezz'ora circa, nel frattempo un'altra mitragliatrice cantava all'interno di un'isba; erano anche loro alpini che sparavano nella nostra direzione.La colonna si era messa in marcia, finite le munizioni ci guardammo in faccia e con un veloce sguardo attorno alle isbe, si capì che eravamo rimasti soli, non potrò mai dimenticare la corsa tra un'isba e l'altra per raggiungere la colonna ormai lontana. Cammin facendo in coda alla colonna sfinito dalla fatica, ma con grande contentezza in cuore pensavo, che col nostro sacrificio anche a rischio della propria vita, avevamo dato la possibilità a tanti nostri compagni feriti e congelati di sopravvivere per quella giornata."
ADDIO ALLE ARMI
“Addio alle armi” è un romanzo dello scrittore statunitense Ernest Hemingway, pubblicato nel 1929. Considerato come uno dei romanzi più significativi e di successo dell’intero Novecento, è basato, in parte, su esperienze personali dello stesso scrittore che si arruolò tra i volontari della Croce Rossa americana durante la Grande Guerra. Il capolavoro di Hemingway racconta di una storia d’amore e di guerra che si svolge in Italia prima, durante e dopo la battaglia di Caporetto. “Addio alle armi” ha per protagonista Frederic Henry, un giovane sottotenente che presiede un gruppo di ambulanze impegnate nel trasporto dei feriti dal fronte agli ospedali da campo. Ferito da una mitragliatrice, durante l’estate del 1917, Henry viene ricoverato all’Ospedale Maggiore di Milano, dove conoscerà e inizierà una storia d’amore con l’infermiera inglese, Catherine Barkley. Lo stile del romanzo è quello proprio di Hemingway: secco, incisivo, essenziale. L’autore utilizza frasi molto brevi ma allo stesso tempo sono tutti pensieri perfetti che arrivano in fondo all’anima. I dialoghi tra i vari personaggi seguono fedelmente questo schema, non sono mai eccessivi, ma proprio per la loro brevità sono incredibilmente efficaci.
SOLDATI
"Bosco di Courton, luglio 1918
Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie "
d’autunno
sugli alberi
le foglie "
FONTI:
https://www.unitalianoinrussia.it/2021/07/racconti-di-russia-la-mitragliatrice.html
https://www.tempi.it/blog/poeti-e-scrittori-in-trincea-durante-la-grande-guerra-compagno-io-non-ti-volevo-uccidere/
https://www.fareletteratura.it/2013/11/18/analisi-del-testo-e-parafrasi-soldati-ungaretti/
https://www.teamworld.it/libri/libri-sulla-guerra/
https://it.wikipedia.org/wiki/Nikolajewka:_c%27ero_anch%27io
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